Turchia, Erdogan e lo strano concetto di democrazia di Donald Trump

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La telefonata di Donald Trump al Presidente turco Recep Tayyip Erdogan per congratularsi della vittoria al referendum che in sostanza trasforma la Turchia da una repubblica parlamentare a un Paese totalmente in mano a un solo uomo, dimostra come il Presidente americano abbia un concetto della democrazia del tutto astratto.

Non solo sono subito apparsi evidenti brogli che avrebbero avvantaggiato Erdogan, ma soprattutto il clima assolutamente non democratico in cui si è svolto il referendum in Turchia avrebbe dovuto consigliare a Donald Trump di essere prudente con le felicitazioni. Invece il Presidente americano si è lanciato subito in felicitazioni che assomigliano tanto a una investitura bella e buona del califfo turco.

Ne ha approfittato subito Erdogan che in una intervista alla CNN ha detto che «il modo in cui il Presidente Donald Trump si sta approcciando alla questione turca è molto incoraggiante e ci rende felici». Erdogan ha parlato della telefonata di congratulazioni ricevuta da Trump e ha detto che i due presidenti hanno concordato un vertice che presumibilmente si terrà a Washington in tempi relativamente brevi.

Ma se le parole di elogio di Erdogan nei confronti di Donald Trump non stupiscono, specie perché la Turchia è circondata da critici, stupisce che il Presidente di quella che viene considerata la più grande democrazia al mondo non tenga conto delle modalità decisamente poco democratiche in cui si è svolto il referendum in Turchia e si lanci in sperticati elogi al califfo turco. Secondo quanto riferito da Erdogan alla CNN, Trump avrebbe infatti elogiato la forza di Erdogan e lo avrebbe ringraziato del sostegno dato dalla Turchia all’attacco missilistico americano alla Siria e avrebbe concordato con lo stesso Erdogan una linea che porti all’aumento della cooperazione turco-americana nel conflitto siriano.

Tolto che la Turchia sia un paese molto importante nello scacchiere mediorientale e che Donald Trump la consideri comprensibilmente un alleato fondamentale, sarebbero bastate da parte del Presidente americano delle semplici congratulazioni formali, gli elogi a Erdogan se li poteva tranquillamente risparmiare anche perché il califfo turco rischia di trascinare la Turchia dritta nel medio evo islamico e di trasformarla nell’ennesimo regime islamico soggetto alla Sharia. Non certo un esempio di democrazia. Se a questo aggiungiamo il modo in cui Erdogan è arrivato alla vittoria, facendo fuori cioè tutti coloro che gli si opponevano con metodi decisamente nazisti, allora le congratulazioni e l’elogio a Erdogan appaiono davvero fuori da ogni contesto minimamente democratico e ci lasciano molti dubbi sul concetto di democrazia che ha il Presidente Trump.