Trump e Brexit: due lezioni per il referendum

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Al di la di come uno la pensi politicamente è piuttosto chiaro che l’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti e in misura minore la vittoria della Brexit in Gran Bretagna hanno decretato il trionfo delle forze anti-sistema e non di una forza politica.

Nonostante in molti cerchino di “far propri” politicamente i due avvenimenti nella realtà né la Brexit né tanto meno la vittoria di Trump hanno connotazioni politiche se non quella di un voto contro, contro una sinistra che negli ultimi anni ha fatto disastri ovunque e contro una destra che non è stata in grado di contrapporsi efficacemente alla politica della sinistra. E se la ultra-destra avanza un po’ in tutto il mondo il motivo è che usa gli stessi argomenti (se di argomenti si può parlare) del movimento anti-sistema. Poca politica, nessun programma e tante balle volte a drammatizzare una situazione già di suo drammatica. Profeti di sventura che guadagnano dal caos.

Dopo l’inaspettato risultato del referendum britannico sulla Brexit mi sarei aspettato un mea culpa da parte di diversa gente e in particolare della sinistra europea e di quella parte di destra ancora europeista. Quantomeno mi sarei aspettato un sereno esame di coscienza sugli errori fatti e sulle cose da correggere. Una attesa purtroppo vana. Al contrario ho visto solo strali nei confronti degli elettori britannici e miseri tentativi di sminuire un fatto che invece è gravissimo per l’Europa.

Con l’elezione di Trump è andata addirittura peggio. Manifestazioni non proprio pacifiche (certamente non degne di chi si definisce democratico), insulti agli elettori americani (definiti nella migliore delle ipotesi alla stregua di dementi) e soprattutto una esibizione di superiorità intellettuale completamente fuori dal tempo e certamente inopportuna dopo un disastro politico del genere. Invece di un bagno di umiltà si è visto un esercizio di (supposta) superiorità che sfiora il ridicolo.

Eppure, da indomito ottimista, immediatamente dopo la vittoria di Trump ho sperato per un momento che questa volta la sinistra avesse compreso la lezione, che questa volta un mea culpa ci sarebbe scappato. Invece si è visto solo il peggio del peggio della sinistra peggiore.

E adesso che siamo alla vigilia di un altro fatto decisivo, molto per l’Italia ma importante anche per l’Europa, cioè il referendum del 4 dicembre, si assiste addirittura a un fatto straordinario dove la forza anti-sistema, quella figlia dei profeti di sventura che hanno portato alla Brexit e al trionfo di Trump, può bearsi di una coalizione senza precedenti che va dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il movimento anti-sistema per eccellenza, il Movimento 5 Stelle, gente che tifa per il fallimento dell’Italia non avendo la minima idea di come salvarla. A legare questa armata Brancaleone che va da D’Alema a Grillo passando per Brunetta c’è l’odio viscerale verso le politiche di questa strana sinistra, ora rappresentate da Renzi ma figlie di anni di pragmatismo estremo imposto dall’alto e dal quale né Renzi né nessun altro si può defilare in pochi mesi. Ed è qui che Renzi sbaglia e continua a sbagliare proseguendo, salvo forse in questi ultimissimi giorni, con la politica del “me ne frego perché sono superiore” continuando sulla falsariga del post Brexit e del dopo Trump quando invece per recuperare il voto dei tanti indecisi basterebbe fare un piccolo bagno di umiltà, smetterla di correre dietro agli anti-sistema e invece di parlare alla pancia della gente, parlare alla loro testa.

Detto questo e pur non essendo renziano, per una volta mi trovo d’accordo con Berlusconi quando dice che Renzi è l’unico politico attualmente in Italia in grado di fare la differenza e se non avesse il problema (ereditato) dei migranti a quest’ora avrebbe un consenso enorme nonostante non sia stato in grado di mantenere tante promesse fatte al momento della sua nomina a Pemier.