Di nazismo ne dobbiamo parlare, anzi, ne dovrebbero parlare soprattutto a destra perché va detto che è interesse delle destre affrontare il problema frontalmente e senza equivoci, non come ha fatto il Presidente Trump di recente.

La sottoscritta è uno di quelle che crede che in politica ci sia bisogno di destra e di sinistra, che ci sia bisogno di un confronto democratico, anche dai toni accesi ma pur sempre democratico. Non oso pensare a un mondo che non abbia più il confronto democratico tra la destra e la sinistra. Ma il ritorno prepotente del Nazismo e del fascismo rischia di cancellare definitivamente la destra moderata, quella destra cioè che si basa su idee liberali e progressiste, la maggioranza della destra sana, quella che rifiuta le politiche migratorie ma che non si sogna di chiedere il mitragliamento dei gommoni, quella destra che non urla alla “invasione dei negri” o alla “sostituzione etnica programmata” pur restando fermamente e convintamente contro la politica della immigrazione selvaggia e senza regole, quella destra dalle idee buone e dagli intenti nobili.

Il ritorno prepotente ed evidente del nazismo rischia di vanificare l’evoluzione della destra, quel suo portarsi al centro e su posizioni più liberal pur restando antagonista alla sinistra.

Mi spaventa vedere il livello di intolleranza raggiunto sui social network, mi spaventa perché vedo gente normalmente moderata e dialogante trasformarsi in una specie di ibrido tra Hitler e Pol Pot, tra una SS e uno Khmer rosso. E non c’è verso di imbastire con loro un ragionamento articolato e calmo. Il nazismo – che per dirla tutta non ha una collocazione politica, è nazismo e basta – si è impossessato delle loro menti anche se loro lo negano decisamente. Allora il negro diventa un invasore (poco male se è nato in Italia ed è italiano a tutti gli effetti), l’ebreo diventa il solito banchiere strozzino di Hitleriana memoria che controlla il mondo e guadagna sulle disgrazie altrui, il liberal diventa comunista e il progressismo è visto come il padre di tutti i mali.

E’ un salto indietro nel buio degli anni trenta del secolo scorso, un balzo indietro amplificato a dismisura da internet e dai social media.

Di nazismo e fascismo se ne deve parlare anche se condivido poco l’idea lanciata da Fiano di “incattivire” la legge sulla apologia, basterebbe far rispettare quella già in essere. Una ulteriore stretta rischia di passare per una limitazione dell’opinione personale e di avere l’effetto opposto, cioè di spostare chi a destra ha posizioni moderate, verso quelle estremiste. Piuttosto sarebbe utile discutere con pacatezza e ragionevolezza del perché sia in atto un ritorno così prepotente del nazismo, del fascismo e del razzismo. Troppo riduttivo incolpare i flussi migratori e i tanti problemi che hanno generato, troppo riduttivo incolpare la crisi economica. Temo invece che il nazismo sia rimasto silente e strisciante in attesa di un fattore scatenante, di qualcosa che come succede con i virus innescasse la reazione.

Non è quindi particolarmente utile condannare il fenomeno, chiunque con un briciolo di cervello capisce che il nazismo va condannato, sarebbe utile invece capire il fenomeno, saperlo leggere e saperlo quindi contrastare adeguatamente a partire dai social network i quali alimentano, spesso con notizie false, quella paura del “diverso” che si trasforma in odio. Su questo sarebbe necessario che si legiferasse lasciando perdere i reati di opinione.

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