Grillo e Casaleggio fremono per andare al voto. Non è un improvviso impulso democratico a spingere i padroni del M5S ma la consapevolezza che prima o poi tutti i casini fatti a Roma e a Torino emergeranno prepotenti e sarà evidente a tutti i non indottrinati che la Casaleggio Associati non è in grado di governare una città, figuriamoci un intero Paese.

Il caso che preoccupa di più i due padroni del M5S è quello di Roma. La Raggi fino ad ora si è distinta solo per non aver fatto nulla, cosa più che normale quando uno non ha un vero programma. I cittadini di Roma si stanno accorgendo che un conto sono i proclami e un conto è governare. E se il caso di Roma dovesse esplodere e diventare un esempio di “governo a 5 stelle” gli elettori del M5S che lo hanno votato in massa sperando in un cambiamento positivo e non per mera ideologia grillina, tornerebbero in massa a rivolgersi ad altri partiti. Grillo e Casaleggio non possono fare marcia indietro sulla Raggi e non possono nemmeno commissariarla, quindi il tempo stringe. Si deve andare a votare prima che il “caso Roma” esploda a livello nazionale.

E a Torino? Beh, di Torino se ne parla poco ma il fuoco cova sotto la cenere. A ottobre la Appendino ha deciso la vendita di azioni della Smat (Società metropolitana acque Torino) per un totale di due milioni di euro consegnando di fatto (in parte) l’acqua pubblica in mano a dei privati e andando contro tutto quello che aveva dichiarato in campagna elettorale. La scusa è stata quella, scontata, della necessità di ripianare il bilancio in rosso lasciato dalla precedente amministrazione, ma la decisione denota la totale mancanza di un piano strutturale per il governo della città. Ma l’amministrazione Appendino non spicca nemmeno in altri settori (ne parleremo più approfonditamente in un articolo dedicato) e Grillo e Casaleggio non dormono proprio sonni tranquilli.

Poi c’è la vicenda delle firme false a Palermo sul quale, a causa del referendum, è calato il sipario dei media. Ma con l’approssimarsi della prossima campagna elettorale c’è da giurare che tornerà prepotentemente alla ribalta. Non è un caso qualsiasi per un gruppo politico che si vanta di fare dell’onestà la propria arma più incisiva e importante. Un caso analogo, anche quello oscurato dal referendum, sembra essere scoppiato anche in Emilia Romagna. Insomma, sembra più un metodo che un delitto di stupidità come ce lo vogliono vendere Grillo e Casaleggio.

Qualche tempo fa Mario Sechi su Il Foglio scriveva:

È tempo di sgonfiare la bolla grillina trattandola non come un fatto episodico su cui esercitarsi via Twitter. Non dicendo “sono come gli altri”, ma mettendo in luce cosa non sono (un partito democratico), cosa non possono fare senza far fallire il paese (andare al governo) e cosa non possono vantare (la superiorità morale)

ecco cosa temono più di tutti i padroni del M5S, Grillo e Casaleggio, che la “bolla grillina” si sgonfi, che la gente veda quello che il M5S è in realtà, non un partito diverso dagli altri ma un bluff, un gruppo di persone diretto dall’alto (da una srl) senza un vero programma di governo e senza nessuna idea di come si governi. Per questo per loro è imperativo andare a votare il prima possibile. Qualche mese e saranno smascherati dai fatti e non basterà certo il metodo Goebbels per salvarli.

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