Che ne dice Manlio di Stefano dei 13.000 impiccati dal suo amico Assad?

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Era appena l’ottobre scorso quando il Ministro degli Esteri in pectore del M5S, Manlio Di Stefano, organizzava alla Camera dei Deputati una conferenza stampa dedicata ala strenua difesa del “democratico” dittatore siriano, Bashar al Assad, quello stesso personaggio responsabile di tante stragi in Siria e che oggi Amnesty International considera responsabile della impiccagione di 13.000 persone.

Parlando del carcere siriano di Saydnaya dove vengono rinchiusi gli oppositori del regime siriano, Amnesty International scrive che «ogni settimana, spesso due volte a settimana, da 20 a 50 persone vengono prelevati dalle loro celle nel bel mezzo della notte per essere impiccati. Ben 13.000 persone sono state uccise a Saydnaya dal 2011 nella massima segretezza». Il carcere di Saydnaya viene chiamato “il mattatoio”, un termine che ricorda quello affibbiato a un altro carcere, quello di Evin, ancora un carcere di un altro regime “democratico” amico di Manlio Di Stefano, quello iraniano, dove migliaia di oppositori iraniani vennero e vengono rinchiusi, torturati e uccisi. Certo che Manlio Di Stefano se li sa scegliere proprio bene gli amici.

Ripercorrendo a ritroso le dichiarazioni del grillino improvvisatosi esperto di politica estera e tolte le palesi bugie – prontamente sputtanate – su Israele, non si può non notare la sua difesa a spada tratta del regime siriano e del dittatore genocida Bashar al Assad. Intendiamoci, la cosa non stupisce. L’idea di democrazia del M5S è quanto di più vicino ci sia a regimi del tipo di quello siriano e iraniano, ma continuare a chiedere la fine delle sanzioni alla Siria di Assad magari applicandole alla democrazia (vera) israeliana, come chiedeva in una nota su Facebook del 23 giugno 2015, poi reiterata in diverse occasioni, non solo appare come uno schierarsi apertamente al fianco di uno dei più grandi violatori dei Diritti Umani del mondo, ma conferma quale sia l’idea di democrazia che hanno i grillini e come la pensano sul trattamento da riservare agli oppositori.

Ora vorremmo sapere cosa ne pensa Manlio Di Stefano del rapporto di Amnesty International in merito al suo amico Bashar al Assad. Chissà se lo considera un complotto dei poteri forti contro quel “democratico” di Assad e se per compensazione chiederà ad Amnesty di fare un rapporto anche sulle “torture nelle carceri israeliane” (tranquillo, basterà aspettare un po’, di solito a un buon rapporto AI ne fa seguire uno scandaloso). Già ieri sulla sua pagina Facebook faceva finta di niente e per sviare l’attenzione su altro attaccava (tanto per cambiare) la democrazia israeliana. Non ci stupiremmo se ben preso organizzerà una conferenza stampa per dimostrare che le accuse di Amnesty International sono false e che il vero nemico della pace non è chi ammazza “democraticamente” centinaia di migliaia di persone ma sono le democrazie occidentali che unitamente a quella israeliana che sanzionano i dittatori genocidi.