Non desiste Antonio Guterres dalla sua intenzione di nominare il palestinese Salam Fayyad come inviato speciale per la Libia e dopo la bocciatura americana tira fuori dal cilindro uno scambio da proporre proprio agli americani per far passare la sua proposta: Tzipi Livni ai vertici dell’Onu in cambio di Salam Fayyad inviato speciale in Libia.

La notizia trapela da fonti vicine al Segretario Generale il quale darebbe la responsabilità della decisione americana di bloccare la nomina di Fayyad a pressioni esercitate da Netanyahu su Washington. E siccome tra le motivazioni che hanno spinto gli USA a bloccare la nomina di Salam Fayyad espresse dall’ambasciatore americano alle Nazioni Unite c’è l’evidente sbilanciamento dell’Onu a favore dei palestinesi, Guterres ha pensato bene di proporre agli americani la nomina di Tzipi Livni a sotto-segretario Generale delle Nazioni Unite in cambio della contestuale nomina di Salam Fayyad come inviato speciale dell’Onu in Libia.

E’ furbo Antonio Guterres, con una fava vuol prendere due piccioni: mettere ai vertici dell’Onu una israeliana, che però è tra i più fermi oppositori di Netanyahu, per dimostrare che le Nazioni Unite non sono “anti-israeliane” e allo stesso tempo ottenere in cambio la nomina di Fayyad per dare l’ennesima legittimazione internazionale alla causa palestinese. Poco importa se di mezzo c’è una questione delicata come quella libica, per Guterres l’importante è colpire Netanyahu che, secondo lui, ha esercitato pressioni su Washington per fermare la nomina di Fayyad.

Fonti vicine a Tzipi Livni, sentite a riguardo dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, hanno detto che alla Livni non è stato offerto ufficialmente nulla lasciando però intendere che la proposta c’è ed è sul tavolo.

Secondo fonti vicine a Netanyahu la mossa di Guterres sarebbe da inquadrare in un contesto ostile al Premier israeliano e sarebbe volta a inserire ai vertici delle Nazioni Unite un elemento israeliano di una certa importanza però ostile alla politica di Netanyahu e nel contempo a dare ulteriore legittimità alla “causa palestinese”. Non è chiaro se l’Amministrazione americana stia prendendo in considerazione la proposta del Segretario generale delle Nazioni Unite e nemmeno se a tal riguardo sono in corso colloqui con il Governo israeliano.

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