Medio Oriente di nuovo protagonista della politica estera USA? (di Giulio Terzi)

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Di Giulio Terzi – Facciamo un piccolo passo indietro: nel 2009 in Iran, all’indomani dell’elezione subito contestata dal candidato riformista Mousavi, una folla enorme scendeva in strada, inizialmente in modo del tutto pacifico.

Neda Agha-Soltan

Con tragica anticipazione di quanto sarebbe accaduto due anni dopo in Siria, la Polizia del regime, le squadre Basij e Pasdaran, iniziarono subito a colpire e massacrare. Quel mese di giugno più di tre milioni di iraniani manifestarono contro i Mullah: Al Jazeera lo definì “il più grande sollevamento dai tempi della rivoluzione iraniana”. La rivolta si estese all’intero paese ma venne brutalmente repressa. Furono migliaia gli arresti, le torture, le eliminazioni sommarie e le impiccagioni, che “dilaniarono l’Iran” senza reazioni apprezzabili da parte dei governi occidentali, distratti dalla crisi finanziaria, anche se l’immagine di Neda Agha- Soltan morente in strada resterà sempre indelebilmente impressa nei nostri occhi.

Negli stessi giorni l’allora Presidente USA, Barack Obama, pronunciava al Cairo uno storico discorso: «ho una fiducia irremovibile – proclamò il Presidente americano in quella occasione – che tutti i popoli aspirino ardentemente a alcune cose: la possibilità di parlare, di dire quello che la gente pensa, e di contare nelle decisioni dei governi; la fiducia nello Stato di Diritto e in un’equa amministrazione della giustizia; in un Governo che sia trasparente e non rubi al popolo; nella libertà di vivere la propria vita come si preferisce. Queste non sono solo idee Americane; sono Diritti Umani. E questo è il perché noi li sosterremo dovunque».

In Medio Oriente e nel Mediterraneo la Storia non ha però reso giustizia al discorso di Obama. L’America non poteva certo illudersi che bastasse una impostazione “declaratoria” in politica estera, totalmente priva di strategie e soprattutto di concrete capacità dissuasive, per cambiare realmente le cose (mi piace ricordare che le tragiche “pulizie etniche” nei Balcani si sono potute bloccare solo dopo un intervento militare occidentale).

E il resto dell’occidente? E l’Italia? L’innamoramento cieco per l’Iran dopo l’accordo nucleare è un vero capolavoro di autolesionismo: un autogol valoriale (a Teheran continuano a essere calpestati ogni giorni i più elementari diritti umani), geopolitico (aumentano le tensioni con gli USA di Trump, molto critico verso l’Iran), economico (non c’è nessun Eldorado lì per le nostre aziende). Dal Governo italiano in particolare è stata accreditata la fiaba di un “Eldorado iraniano” per le nostre aziende, mentre una stampa come sempre compiacente si è concentrata sulle prospettive economiche del mercato iraniano, che sono da prendere con ben maggiore cautela di quanto si voglia far credere. Vergognosamente non si è mai alzata nessuna voce in seno al nostro Governo contro le tremila impiccagioni avvenute durante la “presidenza riformista” di Rouhani, e abbiamo fatto finta di non sentire gli incitamenti continui dei Mullah alla violenza antisemita e antioccidentale. Sotto un’oscura coltre hanno tenuto nascoste le connivenze, il sostegno finanziario e logistico del regime teocratico e islamista di Teheran – anche attraverso gli Hezbollah – ad al-Qaeda in Yemen, Iraq, Siria, Afghanistan, e sembra – dal momento che le indiscrezioni trapelate sulla stampa estera non risulterebbero smentite – che Roma si sia anche “avventurata” in inspiegabili quanto pericolose “collaborazioni di intelligence” con personalità iraniane direttamente coinvolte nel sostegno al terrorismo internazionale e per questo sanzionate anche dall’ONU. In questo scenario, che posizione assumerà la Presidenza USA di Donald Trump?