Legalizzazione insediamenti israeliani in Cisgiordania. Critiche anche dai filo-israeliani

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La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato di misura la controversa legge che legalizza gli insediamenti israeliani in Cisgiordania costruiti su terreni di proprietà palestinese. E’ difficile commentare questa decisione che divide anche il mondo israeliano e filo-israeliano.

Secondo la AFP la nuova Amministrazione americana si è rifiutata di commentare la decisione presa dalla Knesset preferendo rimandare il tutto alla legislazione israeliana e agli eventuali immancabili ricorsi. L’Anti-Defamation League (ADL) ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime la sua «forte preoccupazione» per il disegno di legge e sollecita il governo israeliano a «trovare alternative» che affrontino la questione «in maniera coerente con le leggi israeliane e internazionali». Jonathan A. Greenblatt, CEO della ADL, in un comunicato diffuso ieri sera ha detto che «Come organizzazione con una lunga storia di sostegno allo Stato di Israele sia negli Stati Uniti che a livello internazionale, si riconosce la complessità delle questioni relative agli insediamenti israeliani. Tuttavia, è imperativo che la Knesset riconosca che questa legge sarà dannosa per l’immagine di Israele a livello internazionale e potrebbe minare gli sforzi futuri per raggiungere una soluzione a due stati».

L’American Jewish Committee (AJC) si è detta «profondamente delusa» della decisione presa dalla Knesset sugli insediamenti israeliani. David Harris, CEO della AJC ha detto che «questa è una legge sbagliata che rischia di rivelarsi controproducente per gli interessi fondamentali di Israele».

Critiche alla legge che regolarizza gli insediamenti israeliani in Cisgiordania arrivano anche dall’interno di Israele e in particolare dalla sinistra israeliana che accusa il Governo israeliano di essere ostaggio dei “coloni” e della destra estrema. Dal canto loro i palestinesi affermano che la legge vuole legalizzare l’esproprio di terre palestinesi.

In realtà la legge israeliana che regolarizza gli insediamenti israeliani in Cisgiordania non espropria nulla, anzi, stabilisce un più che congruo risarcimento ai proprietari palestinesi che possono scegliere se accettare una retta annuale di molto superiore al valore di mercato, ma che le leggi palestinesi vietano, oppure di entrare in possesso di terreni alternativi. Va considerato che le terre dove sono sorti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania erano completamente abbandonate e desertiche (esattamente come Amona, sgomberata pochi giorni fa) e che la costruzione degli insediamenti le ha rivalutate. Oltre a questo va detto che era comunque impensabile lasciare centinaia di migliaia di “coloni” in un limbo giuridico per cui non rientravano sotto la giurisdizione israeliana, una situazione che andava sanata assolutamente e che, qualsiasi soluzione si fosse trovata, sarebbe stata criticata a prescindere.