Tutta Italia ha potuto (ri)vedere dal vivo il vero volto del fascismo quando tutte le TV hanno diffuso il video dell’aggressione al giornalista della RAI, Daniele Piervincenzi, avvenuto ieri a Ostia per mano di Roberto Spada.

Al di la della gravità del fatto e della ridondanza mediatica che ha assunto diventando subito virale, la questione sollevata da questa gravissima aggressione ai danni di un giornalista va ben oltre la semplice cronaca, ci svela prima di tutto un volto dell’Italia che in molti si ostinano ancora a negare, quella del rigurgito fascista, in seconda battuta ci dimostra che quando i maggiori leader politici italiani se la prendono sempre con i giornalisti, o prima o poi c’è sempre il folle che passa dalle parole ai fatti. E non parlo solo di Grillo, che in questo è un campione, parlo anche di altri che più o meno non si sottraggono a quotidiani attacchi alla stampa libera solo perché magari esprime idee diverse dalle loro.

Alla base c’è però un fatto secondo me ben più grave: la sottovalutazione che si tende a fare del fenomeno crescente in Europea dei movimenti estremi e populisti, una sottovalutazione che arriva in particolare dalla stampa di destra.

Prendiamo l’affermazione alle elezioni politiche tedesche della AFD (Alternative für Deutschland). La stampa di destra si è catapultata a sminuire il pericoloso avanzare dell’ultra destra nazista tedesca denunciato più o meno da tutti arrivando addirittura a negare che questo movimento sia ideologicamente legato al nazismo. Come se si potesse essere diversamente nazisti o, come un mio amico ha osato dire, nazisti moderati. Non esiste il nazismo moderato come non esiste il fascismo moderato. Non si è diversamente fascisti o diversamente nazisti, si è fascisti o nazisti oppure non lo si è.

Questa corsa a “normalizzare” il fascismo e il nazismo, a sminuire la pericolosa deriva autoritaria e violenta dell’ultra destra europea, non solo è sbagliata ma spinge i nazisti e i fascisti a venire apertamente allo scoperto in quanto proprio “normalizzati”. E allora dare una capocciata e una sfilza di randellate a un povero giornalista che stava facendo il proprio lavoro diventa una cosa normale, addirittura giustificabile. Che male c’è se alcuni diversamente fascisti maltrattano un po’ qualche povero giornalista? Che male c’è a riorganizzare la marcia su Roma. Diventa pure normale riorganizzare la nascita di un partito fascista in barba alla Costituzione.

Ma attenti, perché mica c’è bisogno di mettere il fascio littorio sul proprio simbolo e indossare la camicia nera per appartenere ai diversamente fascisti, basta qualche “stellina”, un po’ di populismo (cielo come odio questa parola, ma è l’unica che mi sovviene in questo momento), qualche giornale compiacente e minacciare i giornalisti “non allineati” diventa un gioco da ragazzi. Alessandro Di battista (M5S) lo ha fatto addirittura davanti a Montecitorio, mentre all’ultimo conclave grillino di Rimini si passati direttamente dalle parole di intimidazione ai fatti.

Temo che si stia giocando con il fuoco, temo che questa corsa a normalizzare i movimenti estremi, non necessariamente apertamente di destra, ci porti vero una condizione poco chiara nell’identificare il pericolo di una deriva fascista. Non esiste il diversamente fascista o il fascista moderato. Su questo occorre essere cristallini, come cristallina deve essere la risposta delle istituzioni di fronte a questa deriva. Se un leader politico o il capo di un movimento minaccia un giornalista va portato davanti alla giustizia. Se un delinquente spacca il setto nasale in diretta a un giornalista va arrestato, non solo denunciato e poi lasciato libero. Su questo occorre essere inflessibili prima che sia troppo tardi e i diversamente fascisti prendano il sopravvento.

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