Disonesti e ipocriti: ecco la sinistra PD che vuole le poltrone

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Parliamoci chiaro, la sinistra PD ha remato contro Renzi sin da subito ma in modo particolare dopo la clamorosa affermazione alle europee dove il Partito Democratico ha preso oltre il 40% e D’Alema ha visto svanire ogni velleità di ricoprire un ruolo in Europa.

Quel voto invece di unire orgogliosamente un partito dietro al leader che gli aveva fatto prendere per la prima volta nella sua storia il 40%, lo ha diviso a causa dei pruriti da potere di un D’Alema sempre perdente nella sua storia politica, uno che di sinistra non ha mai fatto nulla. In quella vittoria la sinistra PD ha visto la sua fine e ha cominciato a lavorare contro Renzi fino al punto di votare NO al referendum insieme a leghisti, fascisti e grillini pur di veder sconfitto quel leader che faceva vincere la sinistra.

Ecco in due parole cosa è la sinistra PD, una accozzaglia di cacciatori di poltrone che sperano in una legge elettorale che costringa alle coalizioni in modo da poter tornare a contare qualcosa e magari ricattare da esterni il PD.

Non sono in discussione i principi del Partito Democratico come vogliono far intendere. E non sono nemmeno i mille giorni di Governo Renzi a essere sotto accusa anche se usano quell’argomento per attaccare il segretario del PD. Si può essere critici sulla politica renziana ma almeno qualcosa ha fatto o ha tentato di fare dopo decenni di immobilità e dopo una crisi spaventosa in cui ci avevano lasciato anni e anni di malgoverno. Questi lo fanno solo per ragioni personali, perché hanno capito che dentro al PD le loro politiche “comuniste” sono finite e che per poter contare ancora qualcosa devono uscirne sperando in una legge elettorale che costringa alle coalizioni. Tutto qua, tutto terribilmente semplice.

La sinistra PD la scissione l’ha già decisa dalle europee, quando ha capito che non avrebbero potuto far fuori Renzi in maniera democratica. Prima ha cercato di logorarlo dall’interno (riuscendoci in molte occasioni) per arrivare ai giorni odierni dove cercano la spallata finale. E siccome non sono scemi usano la sconfitta al referendum per cercare di spingere Renzi fuori dall’agone politico, che è un po’ quello che hanno cercato di fari tutti dimenticando che se il referendum era veramente un test su Matteo Renzi allora con quel test si è dimostrato che il segretario del PD è ancora in grado di arrivare a prendere oltre il 40%. Poi i vari intelligentoni possono fare tutti i calcoli che vogliono, quel dato è li, sempre ammesso che il referendum fosse su Renzi e non sulla riforma. Ma delle due l’una.

Quella che ci apprestiamo a vedere domani è una storia già scritta. La scissione della sinistra PD dal resto del partito è stata scritta il 26 maggio 2014 e a scriverla è stata proprio la schiacciante vittoria di Renzi. Tutto il resto è pura ipocrisia.