L’idea di democrazia diretta è qualcosa che affascina e ha sempre affascinato orde di pensatori di ogni tipo. Democrazia diretta è sinonimo di democrazia partecipativa e Wikipedia ne da una ottima definizione:

La democrazia diretta (o anche democrazia partecipativa) è una forma di democrazia nella quale i cittadini possono, senza alcuna intermediazione o rappresentanza parlamentare (democrazia rappresentativa), esercitare direttamente il potere legislativo

Il M5S ne ha fatto sempre una propria battaglia e un’arma politica tanto che i deputati pentagrillini sono stati eletti direttamente nel blog di grillo con quelle che sono state definite “parlamentarie” del M5S. Per fare un esempio, Luigi di Maio, oggi vicepresidente della Camera e potenziale candidato Premier per il partito di Casaleggio e Grillo, è stato nominato con 189 (centoottantanove) voti, che non sono certo tanti ma sufficienti per la democrazia diretta di stampo grillino per nominarlo al Parlamento. In sostanza, con pochi voti chiunque può sedere in Parlamento senza avere nessuna qualifica o esperienza di politica (e Di Maio ne è l’esempio più eclatante).

L’idea è affascinante ma quello che produce è aberrante. Deputati che credono ai microchip nel cervello, alle sirene, che credono che le vaccinazioni siano un complotto di big pharma, proposte di legge che vogliono legalizzare «matrimoni di gruppo e tra specie diverse» e via dicendo. Per non parlare poi di quello che la democrazia diretta porta quando conduce fino all’amministrazione di governo, che siano città o paeselli. Il caso di Roma e di Virginia Raggi è l’esempio eclatante del prodotto “democrazia diretta”. Non ci si inventa politici dal nulla e un conto è fare politica da una tastiera un altro è governare la cosa pubblica.

Governare è difficile e non si può far pratica sulla pelle della gente

Governare la cosa pubblica è difficile, complesso. Non basta essere onesti. L’onestà è un requisito essenziale ma non l’unico e forse nemmeno il più importante. Per fare una buona politica serve esperienza e competenza, tutte qualità che la democrazia diretta non può garantire. Roma è diventata la “palestra” del M5S così come il Parlamento. Ma non si può fare esperienza sulla pelle della gente, non si possono “non governare” grandi città come Roma e Torino con la scusa che serve esperienza, non si possono lasciare intere comunità allo sbando perché non si è capaci, sebbene legittimati dal voto. Il voto legittima e impone di governare, legittima e impone, tutte e due le cose insieme. Non si può non governare perché legittimati, a un certo punto governare è un obbligo e soprattutto a Roma questo non avviene.

Il M5S durante la campagna elettorale per Roma aveva chiesto ai cittadini di essere messo alla prova. I cittadini lo hanno fatto sperando in qualcosa di nuovo e migliore. Oggi possiamo dire che quella prova è miseramente fallita. E se non riescono a governare Roma come possono chiedere di essere messi alla prova nella guida del Paese?