Beppe Grillo è un genio. Merita il Nobel

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Beppe Grillo è un genio, dovrebbero dargli il Nobel. Con il defunto Casaleggio è riuscito a creare un mondo parallelo che ogni tanto si interseca con quello reale prendendone il peggio e sfruttandolo a suo favore, ha creato una realtà virtuale e ha fatto credere che fosse reale, che addirittura fosse la soluzione ai problemi del mondo reale. Mi meraviglia che alla Fondazione Nobel non se ne siano accorti.

Beppe Grillo ha creato quella realtà virtuale che si chiama Movimento 5 Stelle, un qualcosa che potrebbe essere un partito ma non lo è, potrebbe essere un movimento ma non è nemmeno quello. Piuttosto è un qualcosa che assomiglia a una agenzia di collocamento per disoccupati senza titoli ma con la voglia di guadagnare 10.000 euro al mese spacciando il tutto per una democrazia dal basso riuscendo addirittura a far credere di dare voce al popolo, agli ultimi, che un ignorante qualsiasi potesse entrare in Parlamento e forse governare il Paese. Beppe Grillo è colui che ha trasformato un webmaster senza arte né parte in un vice-presidente della Camera e candidato a premier, un mediocre ingegnere informatico in un esperto di politica internazionale che sostiene che il terrorismo islamico non esiste, un laureato in discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo in un trascinatore di popoli. E’ riuscito a portare in Parlamento il grave problema dei microchip nel cervello e dei matrimoni misti tra diverse specie, problemi che da millenni affliggono la razza umana.

Beppe Grillo è riuscito addirittura a far credere ai suoi adepti di essere influenti nelle scelte della agenzia di collocamento M5S i quali attraverso un software chiuso di cui nessuno conosce i codici possono votare chi sarà il disoccupato che verrà assunto in Parlamento. E poco male se nessuno sa come funziona il software, chi lo amministra e come lo gestisce. Ma il bello è che è riuscito a far passare il tutto come una operazione di trasparenza e di chiarezza. Aveva promesso dirette streaming e massima trasparenza ma poi quando non lo ha fatto e, anzi, ha chiuso tutto dentro una impenetrabile cortina di segretezza degna della miglior P2, nessuno né ha chiesto conto mentre lui continua a parlare di trasparenza. Ma come si fa a non dare il Nobel a un genio del genere?

Come si fa a non dare il Nobel a chi riesce a far credere ai suoi adepti di far parte di un movimento democratico che si nutre di pane e “democrazia dal basso” quando invece è gestito da una SRL che dispone e disfa tutto dalle sue segrete stanze in quel di Milano? Come si può non premiare con il Nobel chi ha creato dal nulla un tipo di informazione alternativa, un network fatto di notizie farlocche in grado di condizionare le menti più deboli, ma fatto così bene che è riuscito persino a ispirare i russi?

Non possiamo non giudicare un genio uno come Beppe Grillo che parla, creduto, di onestà ma poi ha una lunga serie di guai giudiziari e non risponde a chi lo accusa di evasione fiscale. Ma si può? Ci si può lamentare dei “cervelli in fuga” quando il più grande genio della storia italica lo abbiamo in casa?