Le amministrative confermano che il partito più grande d’Italia rimane quello del non-voto. Non è un gran bel segnale per la politica che però continua imperterrita in questo gioco al massacro che sta portando l’Italia verso una situazione di ingovernabilità che potrebbe seriamente gettare nel baratro il nostro Paese.

Tutti vincitori, persino chi ha preso scoppole a destra e a manca come il M5S. Succede sempre così dopo qualsiasi elezione ma lo spettacolo fornitoci gratuitamente dal comico pregiudicato avrebbe meritato almeno un biglietto dal costo simbolico di un centesimo (di più sarebbe abuso della credulità popolare). Sostenere, come ha fatto Grillo, che il M5S è in “crescita lenta ma inesorabile” è la capriola più spettacolare che l’arte comico-circense del pregiudicato genovese potesse regalarci.

Ma se Atene piange Sparta non ride. Il PD è in crisi, non ammetterlo è come mettere la testa sotto la sabbia. La destra è sempre più Salvini dipendente e nemmeno questo è un buon segnale, specie per coloro che amavano il bipolarismo centrista (centro destra da un lato e centro sinistra dall’altro) senza estremismi. L’Italia è l’unico Paese in Europa dove il populismo guadagna posizioni e solo questo dovrebbe far drizzare le antenne al PD e a tutte le forze progressiste. La disfatta della Nicolini a Lampedusa non è un segnale meramente locale ma il segno che la questione della immigrazione pesa, eccome se pesa. La gente, anche quella più moderata, rinfaccia al PD di non aver risolto il problema dei migranti e di averlo addirittura aggravato. Lampedusa, il simbolo mondiale dell’accoglienza italiana, ha lanciato un segnale inequivocabile che solo gli stupidi non colgono. Un segnale che alle politiche potrebbe diventare uno tsunami inarrestabile.

Detto questo, l’unico a vincere anche in questa tornata elettorale è il partito del non-voto, cosa ancora più grave se si pensa che si trattava di elezioni amministrative locali che generalmente attirano più interesse nell’elettore medio e poco interessato alle risse di partito. C’è profonda sfiducia nella politica, ormai questo è l’unico fatto conclamato. Tuttavia la politica non sembra interessarsi ai messaggi che il popolo italiano continua ad inviare. Il problema del partito del non-voto non viene quasi mai menzionato nei dibattiti politici, un po’ perché in Italia mancano i giornalisti e i politici veri mentre abbondano gli showman. Seguendo le varie trasmissioni televisive che volevano analizzare le amministrative gli accenni al partito del non-voto sono stati pochi e sfuggevoli. Eppure è il partito più grande d’Italia.

La disaffezione alla politica è così evidente che c’è paura di parlarne anche se dovrebbe essere il primo argomento per qualsiasi politico degno di questo nome. Sono tutti così intenti a gioire del fatto che il M5S abbia fatto un flop clamoroso che nessuno pensa a quel 40% di italiani che con il loro silenzio elettorale hanno mandato un messaggio inequivocabile alla politica. Le parole e le vuote promesse non le ascolta più nessuno, ci vogliono i fatti per meritarsi il voto degli italiani.

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