Premetto che non sono pregiudizialmente ostile a un accordo Stato – organizzazioni islamiche che regolamenti i rapporti tra le istituzioni e l’Islam in Italia. E’ previsto anche in Costituzione e ritengo che ognuno sia libero di professare la propria fede sotto la tutela dello Stato e seguendo determinate regole. Il problema quindi non è l’accordo che sembra essere stato raggiunto nei giorni scorsi, il problema è che l’Islam deve accettare di mettere in secondo piano la Sharia e non credo che i musulmani siano disposti a farlo.

Perché dico che i musulmani devono mettere in secondo piano la Sharia? Semplice, perché uno dei fondamenti dell’islam è che la legge islamica viene prima di qualsiasi altra cosa, prima delle leggi dell’uomo. Capite che questo è un grosso problema che oltretutto va a cozzare proprio con quell’articolo della Costituzione che garantisce la libertà religiosa, l’Art. 8, il quale recita:

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Ora, come si può conciliare il fatto che i musulmani considerino la Sharia come fonte principale del Diritto islamico con l’Art. 8 della Costituzione che invece pone avanti a tutto l’ordinamento giuridico italiano? Chiaramente non si può senza una esplicita rinuncia da parte dei musulmani alla legge islamica, alla Sharia appunto.

Ed è questo il punto. I musulmani non intendono farlo e non credo che lo faranno mai. Cosa è allora questo accordo tra lo Stato e le organizzazioni islamiche? Su cosa si basa? In sostanza non vale nulla, è solo un accordo di principio che ribadisce alcuni concetti di Diritto tra i quali anche quello di sottostare alle leggi italiane, un accordo che per altro non è molto ben visto (per usare un eufemismo) da gente come Hamza Roberto Piccardo che il 31 gennaio sulla sua pagina Facebook affermava che «i musulmani italiani e i musulmani d’Italia non potranno riconoscere nessun accordo fatto sulle loro teste da organizzazioni pesantemente infeodate a governi stranieri». Insomma, Piccardo (che non è uno qualsiasi) non sembra molto contento di questo “risultato” e rilancia la Costituente Islamica che, paradossalmente, chiede proprio l’applicazione dell’Art. 8 della Costituzione senza però specificare che rinuncia alla Sharia. Insomma, si vogliono tutti i Diritti senza però prendersi in carico i doveri.

C’è poca chiarezza in tutto questo, poca trasparenza in questi pseudo accordi. Quello che dovrebbe essere chiarito con estrema trasparenza, e cioè che la legge islamica non si accorda alle nostre leggi, non viene mai detto, nessuno nomina la Sharia come reale punto di scontro e tutto rimane nel vago. Ben vengano accordi tra lo Stato e le organizzazioni islamiche se questi accordi migliorano la situazione dei fedeli musulmani nel rispetto delle leggi italiane e soprattutto se migliorano la sicurezza, ma per favore parliamo chiaro e si inserisca il punto fondamentale perché altrimenti scriveremo solo inutili documenti che servono solo ad aggirare i vincoli delle leggi italiane.

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