A quando una legge sulla prostituzione in Italia

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In Germania la prostituzione ha un valore per le casse tedesche pari a 14,5 miliardi di Euro l’anno, questo perché da quelle parti hanno una norma approvata nel 2002 che regolamenta questa attività e che da allora fa entrare nelle casse dello Stato tra i due e i tre miliardi di Euro ogni anno.

Al di la della entrate fiscali, che certo sono importantissime in un periodo di magra come questo, la legge tutela la salute delle prostitute e quindi anche quella dei clienti, mette al palo lo sfruttamento illegale, permette la pratica della prostituzione in luoghi assolutamente sicuri e controllati sottraendo così le prostitute dal giro degli sfruttatori, ma soprattutto nel fare in modo che tutto sia controllato toglie dalle mani degli sfruttatori la prostituzione minorile e quindi lo sfruttamento e non di rato la riduzione in schiavitù sia dei minori che delle maggiorenni.

Ce ne sarebbe abbastanza perché anche in Italia si inizi a parlare di una legge che regolamenti la prostituzione, non solo per le imponenti entrate fiscali che garantirebbe, ma soprattutto per togliere dalla strada decine di migliaia di donne, spesso immigrate clandestine e minorenni, che praticano il “mestiere” sotto il giogo di sfruttatori senza scrupoli, senza alcun controllo medico e quindi senza alcuna garanzia per la loro salute e per quella dei clienti.

Cosa impedisce allora all’Italia di proporre una legge che regolamenti la prostituzione e che oltre a trarne benefici fiscali tolga dalle mani degli sfruttatori migliaia di donne e ragazzine? In teoria nulla anche perché in realtà la prostituzione in Italia non è vietata, ne è vietato solo lo sfruttamento. Basterebbe solo modificare alcune cose e imporre di praticare il “mestiere” entro case chiuse e controllate facendo in modo però di perseguire pesantemente chi esercita in strada o in ambienti non controllati. In sostanza in un colpo solo si toglierebbero dalla strada migliaia di donne e ragazzine facendo una meritevole azione umanitaria e nel contempo le casse dello Stato ne beneficerebbero mentre le prostitute avrebbero tutte le garanzie di legge previste per i lavoratori. Ma l’Italia non è un Paese normale. In Italia c’è la Chiesa cattolica, ci sono ancora i bacchettoni che magari vanno a prostitute una volta a settimana ma che se sentono parlare di legalizzarla parlano di “insulto alla fede”. Poi ci sono i vecchi democristiani, un mix tra la Chiesa e i bacchettoni ipocriti, qualcosa che purtroppo trasmettono di generazione in generazione continuando così a bloccare la civilizzazione del Paese. In Italia appena parli di legalizzare, o meglio, di regolamentare la prostituzione ti danno tutti addosso, ipocritamente perché è un fenomeno reale e inarrestabile che coinvolge decine di migliaia di donne e ragazzine ma che può essere perseguito solo per quanto riguarda il suo sfruttamento. Per certa gente è meglio lasciare tutto così, senza alcun tipo di controllo. Che poi una squillo possa mettere tranquillamente un annuncio dove offre prestazioni sessuali in un giornale senza che nessuno dica niente o che si possano aprire “centri massaggi” sotto i quali si celano vere e proprie case di tolleranza, è del tutto normale.

Ma è veramente normale o abbiamo fatto delle anormalità una abitudine? Quanti soldi toglieremmo dalle mani della malavita organizzata per farli entrare nelle casse dello Stato se tutto questo lo regolamentassimo?

E allora chiediamoci perché in Italia nessuno promuove una legge seria per regolamentare la prostituzione invece di lasciare tutto come sta con tutto quello che ne consegue. Io una risposta non ce l’ho (anche se ne avrei tante che mi frullano nel cervello), ma sinceramente rimango allibito di fronte a questa assurda “impuntatura”.